Provinciali, 6 presidenti del Consiglio scrivono ai sindaci. E gli altri?

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Nel calderone del dibattito politico in vista delle elezioni di secondo livello al Libero Consorzio di Ragusa in programma il 27 aprile si inserisce anche una parte dei presidenti dei Consigli comunali della provincia di Ragusa. Si tratta di una lettera aperta singolare nei toni e per il fatto che sia stata firmata soltanto da sei presidenti dei Consigli comunali della provincia, sui dodici effettivi. I presidenti dei civici consessi di Pozzallo, Quintilia Celestri; di Scicli, Angela Desirè Ficili; di Monterosso Almo, Giovanni D’Aquila; di Santa Croce Camerina, Luca Agnello; di Vittoria, Concetta Fiore e di Acate, Cristina Cicero, hanno scritto ai sindaci chiedendo, in buona sostanza, una maggiore rappresentanza di tutte le parti politiche, di centrodestra, di centrosinistra e civiche, all’interno del prossimo Consiglio provinciale.

È innegabile che la carica di Presidente del Libero Consorzio Comunale debba essere ricoperta da un Sindaco, come previsto dalla normativa. Ogni Sindaco ibleo, infatti, possiede la competenza e l’esperienza necessarie per ricoprire tale incarico. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che anche i Consiglieri comunali, legittimi rappresentanti delle nostre comunità, devono essere adeguatamente coinvolti nel processo decisionale provinciale, poiché la legge conferisce loro pari dignità per ricoprire la carica di Consigliere provinciale. Purtroppo, le recenti scelte legate al processo elettorale provinciale sono state fortemente influenzate da dinamiche politiche e giochi di potere, dove il civismo è stato spesso strumentalizzato secondo la convenienza del momento. Questo approccio ha comportato il rischio di trascurare le specificità e le necessità dei singoli comuni, riducendo il consiglio provinciale a un surrogato dell’Assemblea dei Sindaci, dove il coinvolgimento dei consiglieri comunali è stato sostanzialmente marginale. Tale esclusione rischia di pregiudicare la coesione e l’efficacia delle istituzioni locali”.

Resta da capire perché nel documento in oggetto mancano le firme dei loro colleghi di Ragusa, Comiso, Ispica, Chiaramonte Gulfi, Giarratana e Modica. Non hanno condiviso la lettera aperta come strumento di dialogo con i primi cittadini? Hanno altre idee in ordine alla ‘mancata condivisione’ – a dire dei firmatari della lettera aperta – del processo decisionale? Hanno altre posizioni che magari espliciteranno in differente nota? Perché non c’è stata una presa di posizione corale che certamente avrebbe potuto incidere in modo più sostanziale (sotto il profilo numerico e non certo contenutistico) sulla richiesta di maggiore rappresentatività?

Noi ci siamo limitati a porre le domande rispetto lo status quo. Ma forse la risposta è molto più evidente di ciò che si potrebbe pensare e i firmatari del documento hanno compiuto, legittimamente ci mancherebbe, una valutazione politica e di area di appartenenza, e dunque certamente non poteva esserci la condivisione di tutti e dodici. A buon intenditor poche parole…