Giuseppe Leone, il Grand Tour tra Campania e Sicilia

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Ph Emanuela Alfano

Il 17 aprile 2024 ci lasciava Giuseppe Leone, uno dei protagonisti più stimati ed apprezzati della fotografia italiana. Per ricordarlo gli Organizzatori del Premio nazionale “Penisola Sorrentina”®, che celebra la prestigiosa edizione del trentennale, promuovono la mostra fotografica “Grand Tour – Sicilia Campania”, con gli scatti del Maestro e la curatela di Emanuela Alfano e Federica Siciliano, sue storiche assistenti, coadiuvate da Clorinda Arezzo. L’iniziativa è realizzata dall’Ente del Terzo Settore Il Simposio delle Muse con il patrocinio e la collaborazione tecnica del Comune di Ragusa all’interno del progetto: “Promenade Méditerranéenne”, ideato da Mario Esposito e sostenuto dal programma “Strategia Fotografia” del Ministero della Cultura. Il vernissage è fissato per sabato 12 aprile, alle ore 16.00, presso l’Auditorium San Vincenzo Ferreri di Ragusa Ibla, alla presenza delle istituzioni, della stampa e dei figli, Luca e Nicola. Il titolo del progetto è già di per sé particolarmente evocativo per il mondo della fotografia ed il contesto in cui l’iniziativa si sviluppa. Esso rimanda, infatti, al libro che presentava la collezione della duchessa di Berry (alias Carolina di Borbone), legata al mondo del viaggio e dei paesaggi. La mostra di Ragusa racconta l’ultimo reportage che Leone realizzò in vita, pensando ad un progetto ispirato al Grand Tour e dedicato al viaggio attraverso l’antico Regno delle due Sicilie. Se le foto di Leone connesse alla sicilitudine appartengono, ormai, alla storia della fotografia e dell’immaginario culturale, un fascino inedito ed una speciale curiosità eserciteranno ora quelle della regione “consorella”, che Leone visitò per ben tre volte. Nel 2019 e nel 2021 il fotografo arrivò in Campania, dietro l’invito dell’omonimo Peppe Leone, artista sannita e docente all’Accademia di Belle Arti di Napoli, per una residenza artistica da cui nacquero le opere fotografiche, esposte per la prima volta nel 2022 presso l’Archivio storico della Fondazione del Banco di Napoli. Ora il viaggio si arricchisce, selezionando il materiale raccolto e arricchendolo di videoinstallazioni, dispositivi interattivi, esperienze immersive, brani letterari, contributi di amici intellettuali come Diego Mormorio, Salvatore Silvano Nigro, Maria Attanasio. I diversi tasselli del racconto compongono un mosaico in grado di risuonare dentro il visitatore, restituendo paesaggi e memorie di antiche civiltà, creando campi semantici oppositivi, nutrimento essenziale della narrazione: l’andare e il restare, il partire e il tornare, il mutare e il durare.“Leone ha sondato la Sicilia da un capo all’altro, svelandone misteri e bellezze ed ogni suo click si è impresso, superando e rendendo eterno l’attimo fuggevole”, così riporta Emanuela Alfano. Il carosello delle foto in bianco e nero di Leone dedicate alla Sicilia ci proporrà di viaggiare tra gli amati paesaggi e le fascinose architetture di Ragusa, Palermo, Agrigento e l’Etna. L’itinerario campano, invece, ci aprirà davanti agli occhi le immagini suggestive di Napoli, con la sua magnificenza sempre alle soglie della vita, di Sorrento, dei templi di Paestum, con l’eterna energia dell’arte (“nel cuore della pietra brucia la luce che non consuma”, scriveva il poeta Giuseppe Ungaretti, reporter per “La Gazzetta del Popolo”). E poi ancora la misteriosa Pompei, il Sannio beneventano, il Vallo del Diano, ai confini con la Basilicata, parte della regione storica della Lucania, fino anche all’isola vulcanica di Procida dove Elsa Morante (come non ricordare qui le radici siciliane della scrittrice di cui ricorre, quest’anno, il quarantesimo anniversario della morte) ambientò il suo romanzo forse più noto, LIsola di Arturo. A chi si chiederà se sia possibile delineare i contorni di questo viaggio di Leone tra Campania e Sicilia trovando alcuni punti di contatto non solo storici e culturali, gli Organizzatori suggeriscono – senza nessuna pretesa scientifica, solo attraverso un’intuizione- almeno cinque diagrammi tematici, che sorreggono il flusso delle immagini in mostra. La terra vulcanica che si spinge verso l’alto, sublimando la materia in respiro, la pesantezza in spiritualità. Il mare che segna un moto perpetuo, incessante, simbolo del nostro vagabondare. Le architetture che fermano e portano il messaggio delle diversità e dei periodi storici che nel tempo si sono succeduti e sedimentati. Il bianco e nero che come un grembo materno custodisce la vita prenatale del colore, in sinestesia alle voci, ai suoni, agli odori, ai sapori. La luce che scrive il vuoto, a indicarci la capacità del fotografo di essere corsaro delle immagini e delle bellezze nascoste. L’intento della mostra è rivolto, dunque, a costruire le fonti più spontanee dei propositi espressivi e di una cultura identitaria e comunitaria. Le foto di Giuseppe Leone, sottolinea il sindaco di Ragusa Peppe Cassì, “sono testimonianza collettiva e intima curiosità, poesia e documentarismo, denuncia e ironia, sarcasmo quando serve e struggente malinconia”. In queste opere fotografiche Leone ci lascia le impressioni di un territorio inteso come effusione di sentimento, ansia di scoperta, dialettica della conoscenza attraverso gli strumenti dell’arte. Con le sue immagini prende forma una mappa immaginaria alla scoperta di un Sud e di un Mediterraneo invisibili, che in qualche modo assomigliano a noi stessi.